
- Dazi all’Europa al 20%, alla Gran Bretagna al 10%. Alla fine quindi la Brexit a qualcosa è servita.
- C’è gente che lavora in fabbrica e fa turni notturni, spacca pietre e tira su matasse di cavi pesanti tonnellate, eppure io leggo solo di star, attori, influencer&co con migliaia di problemi, depressione, dolore, sofferenza e terapie improbabili. Mi sa che è più sicuro fare il minatore.
- La Borsa di Milano al -3,6%. Poteva pure andare peggio.
- Ma davvero volete stare lì a chiedervi come ha calcolato i dati di quella tabella, Donald Trump? Già che abbia scelto un criterio uguale per tutti mi pare un miracolo. Il punto è che The Donald vuole riportare negli Stati Uniti la produzione, o parte di essa, e ha scelto il modo più rapido possibile (ma non indolore): spaventare i produttori e spingerli, se vogliono restare competitivi in quel grande mercato, ad aprire fabbriche negli Usa. Stellantis si sta muovendo. Lavazza lo stesso. Altre big seguiranno. Non sarà semplice (non si spostano fabbriche come le caramelle) e non è così scontato che la cosa porti ad un buon risultato, anzi: in linea generale lasciar circolare liberamente le merci sarebbe meglio. Però i dazi non li ha inventati lui, ecco. Voglio dire: vi ricordo che da qualche mese a questa parte anche l’Europa ha imposto dazi sui veicoli elettrici cinesi sulla base di presunte sovvenzioni statali di Pechino alle sue aziende, allo scopo di impedire che il mercato europeo venga inondato di macchine a batteria prodotte in Cina. Sintesi brutale: facciamo poco la morale che il più sano qui ha la scabbia.
- Perché Trump può permettersi di fare come gli pare? Semplice: perché gli Usa sono una potenza mondiale. Perché hanno le armi. Perché sono ricchi. Perché politicamente nessuno può fare a meno di loro (immaginate se domani Donald dicesse: beh allora lascio la Nato, ciaone). E soprattutto perché Trump ha veramente il potere di decidere senza dover indire riunioni, approvare mozioni, calibrare interventi. Fa e disfa. Infatti, esattamente come ha introdotto i dazi, domani potrebbe toglierli con un tratto di penna. Sta a noi fare in modo che, il prima possibile, si decida ad alleggerire le tariffe contro l'Europa.
- Da quale presupposto parte la guerra dei dazi di Trump? Da un lunghissimo documento in cui si elencano tutte le tariffe, barriere, leggi e leggine che l'Europa impone ai prodotti americani (ce ne sono a bizzeffe, alcune provocate dalle regole green). “Ad esempio - dice Donald - gli Stati Uniti impongono una tariffa del 2,5 per cento sulle importazioni di veicoli passeggeri (con motori a combustione interna), mentre l'Unione Europea (10 percento). Le mele entrano negli Stati Uniti esenti da dazi, ma non così in Turchia (60,3 per cento) e India (50 per cento)”. Significa questo che fa bene a provocare il caos? No. I dazi danneggeranno tutti. Ma forse comprendere le ragioni alla base delle mosse Usa ci permetterà di sederci al tavolo per negoziare un accordo logico, per tutti. Come dice Tronchetti Provera, noi europei non abbiamo la forza per rispondere ai dazi con le ritorsioni.
- Eh, no però. Donald cavolo. Non puoi anche tu usare il termine “resiliente” nel tuo comunicato sui dazi dai. Cribbio.
- Nel lungo comunicato di Trump, c’è una frase molto importante che occorre considerare. E su cui lavorare, in sede di trattativa. Questa: “I dazi ad valorem aggiuntivi (il 20% extra imposto all’Ue, ndr) si applicheranno fino a quando non determinerò che le condizioni di base sopra descritte sono soddisfatte, risolte o mitigate”. Tradotto: vediamo cosa si può fare per convincere The Donald a toglierle. La porta è semi aperta.
- Il Corriere non ha ben capito la questione dell’Iva sollevata da Trump. The Donald non vorrebbe che noi togliessimo l’Imposta sul valore aggiunto ai beni americani, o che la riducessimo. L’ha calcolata come una barriera perché, sostiene, una tassa così elevata riduce i consumi interni dell’Europa e spinge i prodotti europei verso il mercato americano che ha un’Iva più bassa. Eppure nel suo comunicato la Casa Bianca lo spiega chiaramente: “Le barriere non tariffarie includono le politiche e le pratiche economiche interne dei nostri partner commerciali, tra cui le pratiche valutarie e le imposte sul valore aggiunto, e le relative distorsioni di mercato, che sopprimono i consumi interni e aumentano le esportazioni verso gli Stati Uniti. Questa mancanza di reciprocità è evidente nel fatto che la quota di consumi sul Prodotto interno lordo (PIL) negli Stati Uniti è di circa il 68 percento, ma è molto più bassa in altri come Irlanda (27 percento), Singapore (31 percento), Cina (39 percento), Corea del Sud (49 percento) e Germania (50 percento)”. Ripeto: non sto dicendo che abbia fatto bene. Ma titolare sull’errore di calcolo degli Usa è una mezza bufaletta.
- Fino ad oggi avevamo parlato di una spesa per la difesa della Nato al 2% del Pil, dove già facciamo fatica ad arrivare. Ieri Rutte, segretario dell’Alleanza, aveva chiesto il 3%. E adesso Marco Rubio tira fuori il 5%. Chi offre di più?
- C’è un interessante analisi sui dazi da considerare. Soprattutto per quanto riguarda il nostro settore agro-alimentare, che rischia serie ripercussioni. “Fatto cento coloro che consumano prodotti grocery made in Italy, il 47% asserisce che in caso di aumento dei dazi manterrebbe la quantità di prodotti italiani acquistati, mentre il 30% la ridurrebbe”. E questo nell’immediato, ma non è detto che - alla lunga - stanchi del Parmesan, anche quel 30% non torni ad acquistare il caro vecchio Parmigiano Reggiano. Insomma: se poi fai prodotti di alta qualità e insostituibili, non è detto che tu non possa vincere la folle guerra delle tariffe.
- "Vedo dell'isteria in giro per il mondo e anche negli Stati Uniti: gli Usa sono attivi nella Nato come non mai". Lo ha detto il segretario di Stato Usa Marco Rubio al quartier generale della Nato. "Il presidente Trump ha chiarito che sostiene la Nato. Rimarremo nella Nato. Ma vogliamo che la Nato sia più forte.
Vogliamo che la Nato sia più vitale. E l'unico modo in cui la Nato può diventare più forte e vitale è se i nostri partner, gli Stati nazionali che compongono questa importante alleanza, hanno più capacità”. E i retroscenisti muti.- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
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